La dieta low FODMAP è un protocollo alimentare nato per ridurre i sintomi gastrointestinali tipici della sindrome dell’intestino irritabile (IBS) e di altre condizioni funzionali intestinali.
Il suo obiettivo è limitare temporaneamente un gruppo di carboidrati fermentabili (i FODMAPs, acronimo di Fermentable Oligo-, Di-, Monosaccharides And Polyols) che, in soggetti sensibili, possono causare gonfiore, dolore addominale, meteorismo e alterazioni dell’alvo.
Dieta low FODMAP: un piccolo ripasso su cosa sono i FODMAPs
I FODMAPs si trovano in molti alimenti comuni come:
- Fruttosio (in frutta, miele, sciroppi);
- Lattosio (in latte e derivati);
- Fruttani (in grano, cipolla, aglio);
- Galattani (in legumi);
- Polialcoli (in alcuni tipi di frutta, come mela e pera, e in dolcificanti come sorbitolo o mannitolo).
Durante la fase di eliminazione, questi alimenti vengono ridotti per alcune settimane, in modo da capire se i sintomi migliorano.
Ma questa fase non è una dieta da mantenere nel tempo.
Perché la dieta low FODMAP va seguita solo per un periodo limitato
La fase di eliminazione è molto restrittiva e, se protratta troppo a lungo, può:
- ridurre la varietà alimentare e quindi favorire carenze nutrizionali, in particolare di fibre, calcio e alcuni micronutrienti;
- alterare il microbiota intestinale, diminuendo la diversità dei batteri “buoni” (come Bifidobacterium e Lactobacillus) che si nutrono proprio dei FODMAPs.
Per questo motivo, gli studi (ad esempio Staudacher et al., Gut, 2017; Halmos et al., J Gastroenterol Hepatol, 2015) raccomandano di limitare la fase di eliminazione a 4–6 settimane e poi passare alla fase successiva: la reintroduzione.
Dieta low FODMAP fase 2: come funziona la reintroduzione dei FODMAPs
La fase di reintroduzione serve a identificare quali gruppi di FODMAPs sono effettivamente mal tollerati e in che quantità.
È un percorso graduale e personalizzato, che si svolge in tre passaggi:
- Scegliere un gruppo di FODMAP alla volta.
Ad esempio, iniziare con i lattosio, poi passare ai fruttani, e così via. - Testare alimenti contenenti quel FODMAP in quantità crescenti per 3 giorni consecutivi.
Esempio:- Giorno 1 → porzione piccola di yogurt;
- Giorno 2 → porzione media;
- Giorno 3 → porzione più grande.
- Osservare la risposta: se compaiono sintomi, si interrompe e si passa al gruppo successivo dopo qualche giorno di “washout” (pausa).
Se invece si tollera bene, si potrà reintrodurre quell’alimento nella dieta abituale.
Il risultato finale è una dieta personalizzata e più varia, che permette di mantenere il benessere intestinale senza rinunciare alla salute del microbiota.
Il ruolo del nutrizionista
La reintroduzione dei FODMAPs è la parte più delicata dell’intero protocollo: richiede attenzione, gradualità e una buona conoscenza degli alimenti.
Per questo è fondamentale farsi seguire da un nutrizionista esperto in nutrizione clinica o disturbi gastrointestinali.
Il professionista saprà guidarti nella reintroduzione, aiutandoti a riconoscere le tue soglie di tolleranza e a costruire una dieta equilibrata, sostenibile e varia nel lungo periodo.
Dieta low FODMAP: sintesi del percorso e della fase 2
La dieta low FODMAP non è “per sempre”: è uno strumento terapeutico da utilizzare per un periodo limitato, con l’obiettivo di capire cosa ti fa stare bene, non di eliminare alcuni alimenti per sempre.
La fase di reintroduzione è la chiave per ritrovare una relazione serena con il cibo e con il proprio intestino.
Monica Ceccon. Biologa Nutrizionista
Mi chiamo Monica Ceccon e sono una Biologa Nutrizionista. Mi sono laureata in biologia molecolare e funzionale e ho conseguito un dottorato di ricerca. Mi sono formata nel campo nella nutrizione seguendo diversi corsi post-lauream su svariati aspetti della nutrizione umana. Ricevo su appuntamento nei miei studi nutrizionista Milano e di Cinisello Balsamo.
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Immagine di Ketut Subiyanto su Pexels.
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